Agguato e droga a Crotone: indagine “vecchio stampo” smonta alibi e porta a due arresti

Due giovani arrestati: la vittima raggiunta da quattro colpi di pistola, indagine della Mobile ricostruisce dinamica e movente legati allo spaccio

A cura di Redazione
13 gennaio 2026 18:34
Agguato e droga a Crotone: indagine “vecchio stampo” smonta alibi e porta a due arresti -
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È sera, l’8 novembre scorso. In una zona periferica di Crotone, in località Farina, un giovane arrivato in città da fuori regione percorre le strade a bordo della sua auto. Con sé ha un carico di droga: oltre tre chili di hashish suddivisi in panetti.

Poco dopo scattano i colpi. Numerose esplosioni d’arma da fuoco, calibro 7,65. Il ragazzo viene ferito in più parti del corpo. È gravissimo. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Catanzaro, viene sottoposto a un delicato intervento chirurgico per l’estrazione di un proiettile.

Da quel momento parte un’indagine serrata della Squadra Mobile di Crotone, che si concentra sul mondo dello spaccio e sulla gestione delle piazze cittadine. Un lavoro complesso, fatto di immagini, riscontri e intercettazioni, che nelle ultime ore ha portato a un’importante svolta.

Secondo gli investigatori, dietro l’agguato ci sarebbe una trattativa per la cessione di sostanze stupefacenti finita nel sangue, degenerata fino al tentato omicidio. È questo il quadro ricostruito dalla Squadra Mobile della Questura di Crotone, che nella giornata di martedì 13 gennaio ha eseguito due arresti. In carcere sono finiti Raffaele Antonio Avellini, 23 anni, e Pasquale Pio Cosco, 26 anni, entrambi crotonesi e già conosciuti alle forze dell’ordine per precedenti legati alla droga.

Un passaggio chiave dell’inchiesta è rappresentato da una conversazione intercettata tra Cosco e la fidanzata: parole che, per gli inquirenti, assumono il peso di una vera e propria ammissione di responsabilità. I due giovani sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, su richiesta della Procura. L’accusa è di concorso in tentato omicidio ai danni di Rosario Nocera, 34 anni, originario di Salerno.

La vittima venne colpita da quattro proiettili calibro 7.65, che lo raggiunsero alle gambe, all’addome e nella zona lombare, rendendo necessario un intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale di Catanzaro. Nell’auto in suo uso, fermata subito dopo l’agguato, gli agenti sequestrarono oltre tre chili e mezzo di hashish, elemento che ha rafforzato fin da subito l’ipotesi investigativa di un regolamento di conti maturato nell’ambito dello spaccio.

A spiegare il lavoro svolto è stato il vicequestore Costantino Belvedere, che ha chiarito come l’episodio criminale sia strettamente collegato alla droga sequestrata: “Nell’occasione abbiamo rinvenuto nell’autovettura in uso alla vittima più di tre chili e mezzo di hashish e riteniamo che il fatto delittuoso sia scaturito proprio da questo contesto”. Belvedere ha poi ripercorso le fasi dell’indagine, parlando di accertamenti immediati proseguiti nei mesi successivi, attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza, attività di intercettazione e l’ascolto di persone informate sui fatti, elementi confluiti nell’informativa trasmessa alla Procura e culminati nella richiesta della misura cautelare.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Domenico Guarascio e dal sostituto Matteo Staccini, è stata condotta dagli uomini della Mobile guidati dallo stesso Belvedere. Gli investigatori hanno incrociato i tabulati telefonici della vittima con le immagini delle telecamere, ricostruendo gli spostamenti della sera dell’agguato. È così emerso che l’auto del 34enne era seguita passo dopo passo da una vettura a noleggio riconducibile a uno degli indagati.

Determinanti anche le intercettazioni telefoniche e ambientali, che secondo l’accusa hanno consentito di smontare i falsi alibi messi in piedi dai due giovani e di attribuire al 26enne la responsabilità materiale degli spari. Un’indagine definita dagli stessi inquirenti di “vecchio stampo”, resa ancora più complessa dal muro di silenzio alzato dai testimoni e dalla mancata collaborazione della vittima, arrestata il giorno successivo per detenzione e spaccio di stupefacenti e attualmente sottoposta all’obbligo di dimora.

Per questo filone, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati altre sei persone: quattro con l’ipotesi di favoreggiamento e due per reati legati alla droga. L’agguato si sarebbe consumato in una zona isolata, alle spalle di una pizzeria, luogo scelto per un incontro che doveva servire a definire l’acquisto della partita di stupefacente portata a Crotone dal 34enne campano. L’arma utilizzata per il raid non è stata ancora ritrovata.

Nell’ordinanza, il Gip ha evidenziato la pericolosità sociale dei due arrestati, sottolineando come, nonostante la gravità dei fatti contestati, avrebbero continuato a muoversi nel mondo dello spaccio anche nei giorni successivi al tentato omicidio, senza alcun segnale di resipiscenza. Un contesto che, per gli inquirenti, conferma la vicinanza dei due giovani a ambienti legati al traffico di stupefacenti, come ribadito dallo stesso Belvedere: “Parliamo di soggetti poco più che ventenni, inseriti in contesti di spaccio di droga”.

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