Acli Terra, il Primo Maggio tra Dottrina sociale e nuove sfide del lavoro: “Centralità della dignità umana”
Da Laborem exercens a Fratelli tutti, il richiamo alla tutela dei diritti nell’era dell’intelligenza artificiale e delle trasformazioni produttive: “Zero lavoro irregolare e nuovo patto sociale per il futuro”
Catanzaro - La Lettera Enciclica Laborem exercens sul lavoro, promulgata da Giovanni Paolo II nel 90° anniversario della Rerum novarum, continua ancora oggi a porre al centro della riflessione il lavoro umano come chiave essenziale dell’intera questione sociale.
A quarantacinque anni dalla sua pubblicazione, in occasione della festa del Primo Maggio 2026, le Acli Terra riaffermano l’impegno ispirato alla Costituzione repubblicana e alla Dottrina Sociale della Chiesa, in continuità con l’VIII Congresso nazionale dedicato alla “nuova rappresentanza del lavoro” e alla memoria di Giuseppe Fanin, illustre Presidente provinciale delle Acli Terra di Bologna, protagonista delle lotte sindacali agrarie e testimone fino all’estremo sacrificio dell’impegno per la difesa del lavoro e dei diritti degli operai.
Nel nostro tempo, drammaticamente segnato da guerre e da molteplici crisi – fame, disastri climatici e ambientali, mancanza di lavoro, sfruttamento, lavoro irregolare e sottopagato, povertà assoluta e relativa, negazione di tutele e diritti – le Acli Terra, consapevoli di appartenere a un popolo attraversato da profonde fragilità umane e sociali, avvertono il Primo Maggio come un appuntamento orientato verso una rinnovata emancipazione democratica e nuove conquiste civili e il valore del lavoro fatto di dignità e di pace.
Nel messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro per il primo maggio 2026 , troviamo un punto centrale: << L’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa. In una fabbrica, in un ufficio, in agricoltura, ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità, per accrescere con nuovi prodotti e servizi la biodiversità civile ed economica della Terra >>.
Già la Rerum novarum di Leone XIII, il 15 maggio 1891 offriva una forte anticipazione in questa direzione: «Quanto alla tutela dei beni temporali ed esteriori, prima di tutto è dovere sottrarre il povero operaio all’inumanità di avidi speculatori che per guadagno abusano senza alcuna discrezione delle persone come fossero cose».
Achille Grandi, fondatore delle Acli e figura determinante nell’Assemblea costituente, nutrì il proprio impegno di cultura e fede cristiana, delineando il progetto aclista come un patto con la storia e con l’umanità di ogni tempo. Fra le battaglie più urgenti del suo operare vi fu la restituzione piena della dignità ai lavoratori e alle loro famiglie.
Oggi il mondo produttivo e lavorativo è investito da una trasformazione incessante, accelerata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, nel quadro della quarta rivoluzione industriale. Si affacciano nuovi lavori, nuove professioni, nuove competenze e nuove forme di tutela: tutte realtà che richiedono una cornice aggiornata di patto sociale e una moderna legislazione capace di codificarle.
Si svilupperanno nuove forme di rappresentanza e di tutela sindacale, adeguate anche a chi opera nei campi e nell’agroindustria, settori da cui dipendono la salvaguardia dell’ambiente, la protezione della biodiversità e la produzione del cibo. Diviene necessario promuovere una consapevolezza diffusa che riconosca al settore primario l’obiettivo imprescindibile dello “zero lavoro irregolare” e il pieno rispetto di regole condivise e di una giusta retribuzione. Senza tali fondamenti, la stessa modernità tecnologica perderebbe significato svuotata della sua dimensione etica.
Siamo pienamente consapevoli dei progressi che la tecnica ha reso possibili: l’alleggerimento della fatica fisica, il superamento della penuria alimentare, la lotta all’analfabetismo, il miglioramento delle condizioni sanitarie e l’apertura di territori un tempo remoti e marginali. Tuttavia, rifiutiamo con fermezza l’idea che tali conquiste possano tradursi in nuove forme di schiavitù ammantate di modernità e presentate come strumenti di un progresso soltanto apparente.
Sosteniamo l’affermazione di un repertorio del lavoro e delle professioni che abbia come fondamento la tutela dei diritti e l’elevazione della dignità umana. Per Acli Terra, questa è la nuova questione sociale: costruire una cura spirituale e valoriale dell’uomo promotore di pace, progresso e tutela integrale del lavoro.
Per questo desideriamo vivere il Primo Maggio alla luce dell’Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco: «Il grande tema è il lavoro. Questo è il miglior aiuto per un povero, la via migliore verso un’esistenza dignitosa. Infatti, non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro».