Acli e Acli Terra Provinciali Catanzaro: "La Regione programmi e finanzi Piani per il clima"
"In questi giorni la nostra regione viene travolta anche da una crisi, quella climatico-alluvionale tra le più devastanti per l’agricoltura, la zootecnia, le strutture agricole", si legge nella nota
Catanzaro - Pensavamo ad una Calabria impegnata a risolvere le varie emergenze a partire dalla sanità, del lavoro, della denatalità, alle scelte malinconiche dei nostri giovani che anticipano, già con l’iscrizione alle Università del centro-nord, il loro definitivo passo migratorio. In questi giorni la nostra regione viene travolta anche da una crisi, quella climatico-alluvionale tra le più devastanti per l’agricoltura, la zootecnia, le strutture agricole, intere zone costiere, centinaia di strutture turistiche.
Compromesse le produzioni di diverse eccellenze agricole che, dopo tante modernizzazioni, avevano conquistato mercati nazionali ed europei di una certa importanza. Migliaia di ettari, pezzi di Calabria che non hanno più la bellezza morfologica di terreni coltivabili. Somigliano a distese di pantani e che riportano alla memoria la vista delle terre paludose di inizio del secolo scorso, quelle che poi hanno richiesto bonifiche decennali ed infine riportate alla produzione delle qualità orto-frutticole, che poche regioni italiane ed europee possono vantare. E adesso? Dopo che i tre cicloni Harry, Ulrike e Nils hanno devastato tanta bellezza produttiva e della biodiversità, turistica e culturale della nostra terra. In questa punta di penisola immersa nel Mediterraneo, cantata e dipinta da Leonida Repaci nel suo bel testo “Quando fu il giorno della Calabria”, come mai nessuno scrittore aveva fatto prima. Da calabresi dobbiamo parlarci, metterci d’accordo su cosa fare, come elaborare un progetto di tutela, sviluppato con una nuova formula sussidiaria a livello istituzionale. Farlo come operatori civici e civili, pensando a tutte quelle misure che spezzino la maledizione che quasi ogni anno mette in ginocchio la forza creatrice ed imprenditoriale dei nostri agricoltori, dei nostri innovatori imprenditori agricoli e zootecnici. Nella maturata consapevolezza che sin dall’avvio della prima forma di regionalismo non è mai stata pensata una politica per la tutela dell’ambiente e di manutenzione dei territori. Il presente e il futuro sono sottoposti a rischi di ogni genere, perché il legislatore si è fermato e le istituzioni ritardano nel decidere. Oggi le scelte e gli investimenti vanno fatti su << interventi di prevenzione e tutela".
Continuare con azioni e finanziamenti emergenziali, laddove ci sono devastazioni e rischi idrogeologici, rischiamo di riportare indietro la nostra economia, in particolare quella del settore primario, e poi tutto quanto faticosamente è stato ricostruito nell’infrastrutturazione dagli anni sessanta ad oggi da quella classe dirigente che veniva collocata tra i “nuovi o vecchi meridionalisti” a partire da Pasquale Saraceno e Giorgio Sebregondi. Rischiamo di essere confinati nella sfera di chi vorrebbe che si pensasse che investire e tutelare qui è tutto perduto. No, niente è perduto nella terra della Magna Grecia e di Repaci, ci serve solo un nuovo impulso della classe politico-dirigente affinché si pensi ai Piani Locali per il clima, attraverso cui mettere in sicurezza tutte le ricchezze del nostro patrimonio agricolo, boschivo, del mare e delle coste, dei beni culturali e archeologici, delle colline ammantate dal giallo vivo delle ginestre come in nessun’altra regione o dalle montagne delle Serre e della Sila grande e piccola. Però bisogna intervenire ed è per questo che abbiamo mutuato l’idea della prof.ssa Elena Granata:
"Il Piano Clima dovrebbe diventare il piano che viene prima di tutti gli altri piani. Ogni scelta pubblica dovrebbe passare sotto la lente del cambiamento climatico…la crisi non può più essere delegata solo agli esperti e ai summit internazionali ma sollecita una mobilitazione collettiva, di cittadini e imprese" In buona sostanza si tratta di una scelta decisiva di prossimità per arrestare la “crisi climatica” che, tra l’altro, per le conseguenze di degrado socio economico e territoriale, non solo ci mette in coda nella sana competizione dello sviluppo sostenibile ma ci porta disuguaglianza e ulteriore povertà. D’altra parte anche il Rapporto ASVIS << evidenzia come l’Italia rappresenti un hotspot climatico, esposto a un aumento significativo di ondate di calore, siccità, incendi, alluvioni e innalzamento del livello del mare. Tali fenomeni agiscono come moltiplicatori delle vulnerabilità socioeconomiche esistenti, con impatti rilevanti su salute, agricoltura, infrastrutture ed ecosistemi >>. In questo contesto drammatico la Calabria ha bisogno di cure e tutele, avviare interventi di utilità sociale attraverso l’utilizzo dei fondi PNRR ( M2C4 – Tutela del territorio e della risorsa idrica) e Fesr + 2021-2027 (Azione 2.4.1 Interventi di difesa del suolo e messa in sicurezza delle infrastrutture nei territori più esposti a rischio idrogeologico ed erosione costiera).
Alessandro Astorino - Presidente Acli Provinciali Catanzaro
Pino Campisi - Presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro