Abramo Customer Care, i lavoratori in Consiglio: «Non chiediamo assistenza, vogliamo lavorare»
La vertenza approda in aula tra l’incertezza dei 74 ex dipendenti e la cassa integrazione per centinaia di colleghi. Chieste risposte sul progetto di digitalizzazione e sul tavolo ministeriale convocato a Roma per il 17 novembre
Il lavoro resta una ferita aperta per il territorio crotonese. Non sono bastati i tavoli istituzionali, gli accordi e le soluzioni temporanee a dare una prospettiva definitiva ai lavoratori di Konecta, ancora alle prese con l’incertezza sul proprio futuro occupazionale. È questo il tema al centro del Consiglio comunale dedicato alla vertenza, al quale partecipano il consigliere regionale Sergio Ferrari, il presidente della Provincia Antonio Ammirati, gli onorevoli Alecci e Barbuto, le organizzazioni sindacali e i lavoratori.
Nel corso della seduta, ancora in svolgimento, sono emerse le preoccupazioni di chi da anni attende una soluzione stabile, dopo una lunga esperienza lavorativa e una serie di contratti che non hanno mai garantito continuità. Particolarmente delicata la situazione dei 74 ex dipendenti i cui rapporti di lavoro sono scaduti lo scorso maggio, dopo anni di collaborazioni rinnovate anche mensilmente.
«Sono uno di quei 74 lavoratori, ex lavoratori, che dopo aver firmato contratti mensili per 10, 12, anche 15 anni, come collaboratori, dopo aver atteso per anni una stabilizzazione, si ritrovano oggi senza lavoro e senza sostegno economico»: è la testimonianza di Gaetano Menzano, che restituisce il peso umano della vertenza, dietro la quale ci sono famiglie, mutui, bollette, figli che studiano e responsabilità quotidiane.
Il progetto di digitalizzazione e le prospettive mancate
Al centro del confronto c'è anche il progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie della Regione Calabria, presentato nel dicembre 2024 come una possibile occasione di rilancio occupazionale e di sviluppo per il territorio, con l'ambizione di costruire un polo nazionale della digitalizzazione.
Un'opportunità nella quale i lavoratori avevano riposto aspettative concrete, immaginando una ripartenza dopo anni di difficoltà. Oggi, però, la domanda è che cosa sia rimasto di quel progetto, quali attività siano state realmente avviate e quali prospettive possano essere garantite.
Il problema, come sottolineato nel corso degli interventi, riguarda non soltanto Crotone, ma anche le province di Catanzaro e Cosenza. La crisi investe un settore che attraversa difficoltà strutturali e per il quale le soluzioni temporanee rischiano di non essere sufficienti. L'obiettivo indicato è individuare nuove aree di intervento, commesse e opportunità imprenditoriali capaci di trasformare il progetto sperimentale in un percorso stabile.
Nel corso del dibattito è stata richiamata anche la necessità di affiancare le risorse economiche a un piano di rilancio credibile e a interlocutori imprenditoriali affidabili. Le risposte di breve periodo, è stato osservato, possono tamponare l'emergenza, ma non sostituiscono una strategia di lungo termine.
La cassa integrazione e la scadenza di dicembre
Un altro nodo riguarda i lavoratori ancora dipendenti, per i quali è stata richiamata la situazione di circa 650 persone interessate dalla cassa integrazione straordinaria, mentre altri 74 colleghi hanno già perso il lavoro dopo la scadenza dei contratti.
Nella testimonianza letta in aula è stato ricordato l'accordo sottoscritto il 9 aprile 2026 in sede ministeriale, che ha previsto la cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre 2026, richiamando anche un piano di risanamento e rilancio aziendale.
Proprio su questo piano si concentrano le richieste dei lavoratori: quali attività prevede, che cosa è stato concretamente avviato e quali garanzie esistono per il futuro? Domande che, secondo la testimonianza, attendono ancora risposte precise mentre si avvicina la scadenza dell'ammortizzatore sociale.
«Non possiamo continuare a sentirci dire che qualcuno sta lavorando, che ci sono interlocuzioni in corso o che presto arriveranno novità», è il senso dell'appello rivolto ai rappresentanti istituzionali e sindacali. Per chi è già senza occupazione, l'emergenza è iniziata da mesi; per chi è ancora in cassa integrazione, il timore è quello di arrivare a fine anno senza una prospettiva concreta.
Il tavolo di Roma del 17 novembre
Tra i temi affrontati c'è anche la convocazione di un nuovo incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, previsto per il 17 novembre. Una data che i lavoratori guardano con attenzione, ma sulla quale chiedono chiarezza rispetto agli eventuali passi avanti già compiuti.
La richiesta rivolta all'assemblea cittadina è che le notizie positive eventualmente disponibili, le nuove attività individuate e gli impegni assunti dalla Regione Calabria, dai ministeri o dall'azienda vengano illustrati direttamente in aula, senza affidarsi soltanto a indiscrezioni, comunicati o anticipazioni.
Il Consiglio comunale, secondo quanto chiesto dai lavoratori, non deve trasformarsi nell'ennesima occasione per annunciare un futuro incontro. La richiesta è conoscere quali soluzioni esistano già, chi se ne assuma la responsabilità e attraverso quali atti e tempi possano diventare operative.
È stata avanzata anche la proposta di promuovere un tavolo istituzionale unico presso i ministeri competenti, con la partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori, senza esclusioni, e di una delegazione degli stessi dipendenti. Un confronto nel quale gli impegni siano ufficiali, documentati e verificabili.
«La cassa integrazione non può essere il nostro progetto industriale»
Il messaggio più netto arrivato dalla testimonianza dei lavoratori riguarda la necessità di superare la logica degli ammortizzatori sociali. Il sostegno al reddito può rappresentare una misura importante nell'immediato, ma non può sostituire il lavoro.
«Noi vogliamo lavorare», è la richiesta ribadita in aula. I dipendenti chiedono di poter utilizzare le competenze maturate negli anni, di vedere concretizzate nuove commesse, attività e investimenti e di ottenere prospettive occupazionali stabili. Un percorso nel quale siano inclusi anche i 74 ex lavoratori rimasti senza contratto, affinché nessuno venga lasciato indietro.
Nel corso degli interventi istituzionali è stata espressa la disponibilità ad affiancare i lavoratori in ogni sede utile, con l'obiettivo di arrivare a una soluzione che tuteli le famiglie non soltanto sul piano economico, ma anche sotto il profilo della serenità personale e della stabilità.
La vertenza, dunque, continua a interrogare le istituzioni locali, regionali e nazionali. La richiesta che arriva dall'aula è di passare dagli annunci agli atti, dagli incontri alle soluzioni e dalle misure temporanee a un progetto industriale capace di restituire un futuro occupazionale.
«Non chiediamo privilegi, chiediamo che il nostro lavoro, la nostra professionalità e la nostra dignità abbiano finalmente il valore che meritano», è il messaggio conclusivo dei lavoratori, che chiedono verità, trasparenza e responsabilità a chi è chiamato a rappresentarli. Il Consiglio comunale è ancora in corso e il confronto prosegue.