A scuola con il caldo? In Calabria esplode il dibattito sul rientro
Aule roventi e scuole poco attrezzate nella nostra regione. In Puglia si valuta addirittura il posticipo del rientro.
Calabria - Manca poco al ritorno tra i banchi e, ancora una volta, il calendario scolastico si incrocia con una domanda che sembra destinata a diventare sempre più attuale: è possibile affrontare l'inizio dell'anno scolastico con temperature ancora così elevate? In Calabria la prima campanella è fissata per il 15 settembre e nelle ultime settimane si sono moltiplicati appelli, comunicati di associazioni di genitori, prese di posizione sindacali e raccolte firme per chiedere di ripensare le date del rientro a scuola visto che, in alcuni comuni, le lezioni potrebbero iniziare ancora prima. Secondo quanto riportato da La Repubblica, in Puglia si valuta di posticipare di qualche giorno il rientro a scuola a settembre, recuperando eventualmente con meno ponti o vacanze di Carnevale.
Il tema divide, c'è chi sostiene che i tradizionali 200 giorni di scuola potrebbero essere distribuiti diversamente durante l'anno, evitando di concentrare le lezioni nei periodi climaticamente più difficili. C'è chi chiede di posticipare il rientro, come accadeva in passato. E c'è chi, invece, ritiene che la scuola debba iniziare regolarmente, intervenendo però sulle condizioni delle aule e sugli orari.
Il problema non è soltanto il calendario
Il punto, forse, è proprio questo. Perché mentre negli uffici, nei negozi e in numerosi luoghi di lavoro si utilizzano sistemi di climatizzazione e, durante le ondate di calore, vengono adottate specifiche misure di tutela, nelle scuole la situazione è molto più complessa. Molti edifici scolastici non dispongono di impianti di climatizzazione. Alcune aule sono esposte direttamente al sole, gli spazi non sempre sono adeguati al numero degli studenti e l'orario di uscita può coincidere proprio con le ore più calde della giornata, tra le 13.30 e le 14, e in alcuni casi anche oltre. E allora la domanda diventa ancora più grande: possiamo continuare ad affrontare il caldo estremo come un'emergenza che si ripresenta ogni anno?
La Fillea CGIL Calabria ha scelto di porre il problema proprio in questi termini. Il segretario generale Simone Celebre chiede di non limitarsi all'eventuale rinvio delle lezioni, considerandolo una risposta emergenziale, ma di avviare un vero piano di riqualificazione degli edifici scolastici. L'idea è quella di intervenire su sicurezza, isolamento termico, infissi, impianti, climatizzazione e ventilazione, fonti rinnovabili, aree verdi e zone d'ombra. In altre parole: scuole sicure d'inverno, ma anche vivibili d'estate.
Oltre nove scuole su dieci senza climatizzazione
Secondo i numeri diffusi dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, gli edifici scolastici dotati di impianti di condizionamento sarebbero passati dal 3,95% del 2020/2021 al 7,20% del 2024/2025. Un miglioramento, dunque, ma ancora insufficiente: oltre nove edifici scolastici su dieci risulterebbero ancora privi di sistemi di climatizzazione.
E anche qui la questione non può essere ridotta semplicemente alla domanda: «Mettiamo o non mettiamo i condizionatori?». Una scuola realmente preparata al cambiamento climatico avrebbe bisogno di edifici isolati correttamente, schermature solari, infissi efficienti, ventilazione adeguata, impianti elettrici capaci di sostenere nuovi carichi energetici e sistemi di raffrescamento efficienti.
Per questo il CNDDU propone un programma nazionale pluriennale da 1,5 miliardi di euro in tre anni, destinato prioritariamente agli edifici con maggiori criticità climatiche ed energetiche.
Rinviare sì o no?
Ed è qui che il dibattito torna al punto di partenza. Se nelle prossime settimane le temperature dovessero rendere realmente difficile, o addirittura incompatibile, la permanenza nelle aule, ha senso rinviare l'inizio delle lezioni? La risposta non può essere semplicemente politica. Prima vengono la salute, la sicurezza e le condizioni concrete degli edifici. La Fillea CGIL Calabria sostiene che, qualora le condizioni climatiche rendessero incompatibile la permanenza nelle aule, il rinvio dovrebbe essere valutato senza esitazioni. Ma allo stesso tempo sottolinea che il rinvio, da solo, non risolverebbe il problema. Perché tra qualche anno potremmo ritrovarci esattamente nella stessa situazione. E allora forse la vera domanda non è soltanto «Quando devono riaprire le scuole?», ma: «Le nostre scuole sono pronte per il clima che sta cambiando?»
Una discussione che riguarda tutti
Non è una questione che riguarda soltanto studenti e insegnanti. Riguarda le famiglie, che affidano ogni giorno i propri figli alla scuola. Riguarda il personale scolastico. Riguarda i Comuni, le Province e gli altri enti proprietari degli edifici. Riguarda la Regione e il Governo. E riguarda soprattutto il futuro. Perché il caldo estremo non è più qualcosa che possiamo considerare necessariamente eccezionale. Le temperature elevate stanno modificando le nostre abitudini, il modo in cui lavoriamo e anche il modo in cui dobbiamo pensare gli edifici pubblici. La scuola non può rimanere fuori da questa riflessione. Forse è arrivato il momento di smettere di aprire dibattiti ogni anno e iniziare a progettare scuole capaci di funzionare bene in qualsiasi stagione.