A Botricello la convivenza è realtà: don Alfonso Velonà racconta l’integrazione
Nel gruppo appartamento esperienze di integrazione tra fedi diverse e storie di riscatto sociale grazie all’accoglienza e al dialogo
Altro che guerre di religione. Nel Gruppo appartamento di Botricello, guidato dal sacerdote don Alfonso Velonà, si vive ogni giorno un’esperienza concreta di integrazione e rispetto reciproco tra culture e fedi diverse.
Qui, infatti, i giovani ospiti di religione musulmana non solo hanno potuto celebrare la fine del Ramadan, ma partecipano anche alla vita della comunità cattolica. “Si è instaurato un rapporto così delicato e rispettoso, che loro vengono a fare i chierichetti anche durante la mia Messa, mantenendo sempre quel rispetto dovuto ad una religione differente”, racconta don Velonà.
Un esempio di convivenza che va oltre ogni barriera religiosa e culturale, fondato su accoglienza, dialogo e condivisione. Il sacerdote, da anni impegnato nel sociale, ha fatto dell’inclusione una vera missione, accogliendo nelle sue strutture italiani e migranti, spesso in condizioni di fragilità.
Tra le storie più significative c’è quella di Moheb Shamoun Makin Zaky, giovane egiziano arrivato in Italia nel 2013 su una barca carica di migranti, poco più che minorenne e senza punti di riferimento. Dopo un primo periodo in un centro di accoglienza, ha trovato stabilità proprio nel gruppo appartamento, iniziando un percorso di crescita personale e formativa.
Determinante è stato il supporto della Fondazione Ualsi, presieduta da don Velonà, che ha accompagnato il giovane nel suo cammino, permettendogli di studiare e costruire il proprio futuro. Oggi Moheb è diventato educatore professionale e lavora proprio nella struttura che lo ha accolto, simbolo concreto di integrazione riuscita.
Una storia che dimostra come accoglienza, rispetto e opportunità possano davvero cambiare il destino delle persone, trasformando differenze e difficoltà in ricchezza condivisa.