“88900 Pt. 3”, Piero R e Z-One raccontano una Crotone senza filtri
Tra bianco e nero, riferimenti al Fuoco Delfico e denuncia sociale, il nuovo brano unisce due generazioni del rap crotonese
CROTONE – Non è un semplice brano rap, ma un manifesto identitario che mescola rabbia, appartenenza e memoria collettiva. Con “88900 Pt. 3”, Piero R chiude la sua trilogia dedicata alla città di Crotone, affiancato da Z-One, in un incontro generazionale che unisce esperienza, strada e visione.
Il pezzo si muove tra immagini crude e orgoglio territoriale, raccontando una città vissuta da dentro, lontana dagli stereotipi e dalle cartoline. Due artisti, “lo stesso sangue e la stessa fame”, che scelgono di trasformare il rap in uno strumento di denuncia e rivendicazione.
Il videoclip sceglie volutamente il bianco e nero per mostrare una Crotone essenziale, spoglia, reale. Ma nel mezzo di quell’atmosfera cupa emerge un dettaglio preciso: l’unico elemento a colori è l’immagine impressa sulla facciata di un palazzo nel cuore di un quartiere popolare. Un simbolo che rappresenta la radice che resiste, l’identità che non si spegne e il legame con una terra difficile ma impossibile da abbandonare.
Le liriche entrano invece nel cuore delle contraddizioni sociali della città. Piero R parla apertamente delle ferite lasciate dalla droga, definita più devastante persino dell’alluvione, e richiama la protezione della Madonna Nera, vista come ultimo rifugio spirituale rimasto. Nel testo compare anche il riferimento al “Fuoco del Tripode Delfico”, simbolo millenario che richiama il legame storico e mitologico tra Crotone e l’Oracolo di Delfi. Una metafora potente per raccontare l’orgoglio delle origini e quella scintilla interiore che continua a sopravvivere nonostante tutto.
Il brano parla di chi è diventato stella troppo presto, di chi cade e si rialza davanti al mare, di chi continua a cercare equilibrio attraverso la fame di riscatto.
Z-One porta invece la voce di una generazione sospesa, cresciuta vedendo partire amici e coetanei “per prassi”. Le sue barre raccontano la resistenza quotidiana di chi sceglie di restare, senza arrendersi all’idea di diventare una generazione senza sogni. Una narrazione fatta di pazienza, dignità e desiderio di costruire qualcosa dentro i propri confini.
La produzione porta la firma di Dima ed è stata realizzata al Piggy Records Studio di Strongoli. Il beat accompagna il racconto con sonorità moderne ma volutamente “dirty”, capaci di mantenere intatta l’anima underground del progetto e di amplificare il messaggio sociale contenuto nel pezzo.